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Requisiti acustici e collaudi

DPCM 5 dicembre 1997: i limiti acustici per categoria

30 Ottobre 2026di Valentina Sannio7 min di lettura
DPCM 5 dicembre 1997: i limiti acustici per categoria
in questo articolo
  1. Cosa stabilisce il DPCM 5 dicembre 1997
  2. Le sette categorie della tabella A
  3. I limiti della tabella B per categoria
  4. Cosa misurano gli indici
  5. Errori di lettura più frequenti
  6. Il rumore degli impianti
  7. Come usiamo i limiti in un progetto
  8. Domande frequenti

Il DPCM 5 dicembre 1997 è il decreto che fissa i limiti dei requisiti acustici passivi degli edifici in Italia. Lo cercano soprattutto tecnici e imprese con una pratica aperta, perché contiene la tabella con i valori da rispettare. In poche pagine definisce le categorie di edificio, le grandezze da misurare e i limiti per ciascuna categoria. Qui lo leggiamo punto per punto e riportiamo i valori della tabella B, riletti sul testo ufficiale.

Cosa stabilisce il DPCM 5 dicembre 1997

Il decreto attua l’articolo 3, comma 1, lettera e), della legge 447/1995 ed è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del 22 dicembre 1997. Il testo si legge sul sito della Regione Piemonte. Ha quattro articoli.

Il primo definisce il campo di applicazione: i requisiti acustici delle sorgenti sonore interne agli edifici e i requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti in opera. Il secondo contiene le definizioni. Il terzo rimanda alla tabella B per i valori limite. Il quarto fissa l’entrata in vigore, sessanta giorni dopo la pubblicazione.

Il decreto non contiene un elenco di interventi e non parla di relazione tecnica: fissa categorie, grandezze e valori limite.

Se serva una relazione, e con quale contenuto, dipende dalle regole di Regione e Comune: il decreto non lo stabilisce. Qui ci occupiamo dei numeri.

Le sette categorie della tabella A

La tabella A classifica gli ambienti abitativi in base all’uso dell’edificio. Ogni categoria ha poi un suo gruppo di limiti.

CategoriaEdifici adibiti a
AResidenza o assimilabili
BUffici e assimilabili
CAlberghi, pensioni e attività assimilabili
DOspedali, cliniche, case di cura e assimilabili
EAttività scolastiche di ogni livello e assimilabili
FAttività ricreative o di culto e assimilabili
GAttività commerciali e assimilabili

Sono le definizioni del decreto, ma la parola “assimilabili” lascia margine. Un ambulatorio, una sala civica o un laboratorio non compaiono per nome. Nei casi dubbi la categoria si concorda con il tecnico del Comune prima di progettare.

I limiti della tabella B per categoria

La tabella B raggruppa le categorie in quattro righe. Per ciascuna fissa i valori limite di tre indici dell’edificio: R’w, D2m,nT,w e L’n,w.

CategorieR’w (dB)D2m,nT,w (dB)L’n,w (dB)
D554558
A, C504063
E504858
B, F, G504255

I valori di R’w sono riferiti a elementi di separazione tra due distinte unità immobiliari. Li abbiamo riletti sul testo della Gazzetta Ufficiale e sulla copia pubblicata dalla Regione Piemonte: coincidono.

Per leggere la tabella serve ricordare che gli indici lavorano in verso opposto. R’w e D2m,nT,w sono livelli minimi: più alti sono, meglio isola l’edificio. L’n,w è un livello massimo del rumore di calpestio: più basso è, meglio è.

Un esempio sulla categoria A, quella delle abitazioni: la parete tra due appartamenti deve raggiungere almeno 50 dB di R’w, la facciata almeno 40 dB di D2m,nT,w. Il solaio non deve superare 63 dB di L’n,w.

Cosa misurano gli indici

L’allegato A definisce le grandezze. Il potere fonoisolante apparente (R’) riguarda gli elementi che separano due ambienti. L’isolamento acustico standardizzato di facciata (D2m,nT) confronta il livello sonoro esterno, a due metri dalla facciata, con quello nell’ambiente ricevente. Il livello di rumore di calpestio (L’n) misura quanto rumore passa da un piano all’altro quando qualcosa percuote il solaio.

Le grandezze si misurano nell’edificio finito. Per questo il valore di laboratorio di un prodotto non basta a dimostrare il rispetto del decreto.

Il decreto indica anche come campionare. Le misure nell’ambiente ricevente si eseguono per bande di terzi di ottava. I punti di misura sono in numero pari all’intero immediatamente superiore a un decimo del volume dell’ambiente, con un minimo di cinque. Il tempo di riverberazione di riferimento è 0,5 secondi.

Attenzione ai metodi. Il decreto rimanda a norme tecniche del 1987 e del 1996. Per il metodo da applicare oggi conviene confermare con il tecnico quale norma sia in vigore, prima di impostare le misure.

Errori di lettura più frequenti

Il primo è leggere L’n,w come un minimo. Un solaio da 63 dB di calpestio non è “meglio” di uno da 55: è peggiore. Il secondo è confondere R’w con Rw. Il primo è il valore apparente, misurato in opera; il secondo è quello di laboratorio, che la scheda di un prodotto riporta senza i percorsi laterali del suono.

Il terzo errore è scegliere la riga sbagliata. Nella tabella B le categorie sono raggruppate: A e C condividono una riga, B, F e G un’altra. Chi cerca i limiti per un ufficio deve guardare la riga B, F, G e non la riga A, C. Un controllo di trenta secondi evita una relazione calcolata sui valori di un’altra categoria.

Il rumore degli impianti

La tabella B comprende altri due parametri, LASmax e LAeq, che riguardano gli impianti tecnologici. Il decreto distingue due gruppi. I servizi a funzionamento discontinuo sono ascensori, scarichi idraulici, bagni, servizi igienici e rubinetteria. I servizi a funzionamento continuo sono riscaldamento, aerazione e condizionamento.

La misura si fa nell’ambiente dove il livello è più alto, purché diverso da quello in cui il rumore nasce. Per i valori numerici di questi due parametri rimandiamo al testo ufficiale: l’allegato A e la tabella B vanno letti insieme, perché non riportano gli stessi valori per tutte le categorie.

Per le scuole c’è una nota specifica. I limiti del tempo di riverberazione sono quelli della circolare del Ministero dei lavori pubblici n. 3150 del 22 maggio 1967.

Come usiamo i limiti in un progetto

Quando seguiamo una pratica sui requisiti acustici passivi, i valori della tabella B sono il punto di arrivo. Il progetto parte da lì e risale: quale stratigrafia serve per raggiungere R’w, quale serramento per D2m,nT,w, quale pacchetto di solaio per L’n,w. Poi, a lavori finiti, la misura in opera dice se il risultato coincide.

In pratica la verifica di progetto procede elemento per elemento. Per le pareti e i solai tra unità si controlla R’w, per le facciate D2m,nT,w, per i solai L’n,w, per gli impianti i livelli sonori di LASmax e LAeq. Ogni elemento ha il suo limite e il suo punto debole: nelle partizioni sono i giunti, nelle facciate i serramenti e i cassonetti, nei solai l’attacco con le pareti.

Il confine di applicazione resta una domanda aperta per chi lavora su edifici esistenti. Il decreto non dice espressamente come valga per le ristrutturazioni.

Domande frequenti

Dove trovo il testo del DPCM 5 dicembre 1997?

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del 22 dicembre 1997. Una copia del testo con le tabelle A e B è disponibile sul sito della Regione Piemonte. Le tabelle sono in coda al decreto, dopo l’allegato A. La versione di riferimento resta quella della Gazzetta, di cui la copia regionale riporta gli stessi valori.

Quali sono i limiti per un appartamento?

Per la categoria A la tabella B indica R’w non inferiore a 50 dB, D2m,nT,w non inferiore a 40 dB e L’n,w non superiore a 63 dB. L’indice R’w si riferisce alle partizioni tra due unità immobiliari distinte. Sono limiti del decreto sull’edificio finito, non una garanzia per il singolo appartamento.

Il decreto vale per le ristrutturazioni?

Il testo non lo dice espressamente: parla di edifici e componenti in opera. La risposta dipende dal tipo di intervento e dal regolamento del Comune. Se rifai solai, pareti tra unità o serramenti, chiedi al tecnico comunale come legge il tuo caso.

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